Logo compensiamo

Da sempre, le aziende, hanno fra i principali obbiettivi quello di avere, nel ciclo della gestione, una corretta, efficace ed efficiente organizzazione dei flussi finanziari.
Si rende necessario, anche, giocoforza, che per avere una corretta gestione finanziaria in azienda si deve individuare il miglior impiego fra le fonti disponibili e gli impieghi su cui investire per ottenere efficacia (analisi/rapporto fra input/output) ed efficienza (analisi/rapporto fra costi benefici). La gestione finanziaria ha una sezione dedicata nella composizione del Conto Economico di una azienda (documento da cui si ricava e si evince la generazione di reddito dall’attività d’impresa) e, talvolta, se non si rispettano i criteri suindicati, incide negativamente sul risultato finale di un esercizio aziendale ovvero una diminuzione degli utili se non, nel peggiore i casi, una perdita).

Va da sé che per tamponare a situazioni di difficoltà l’imprenditore/impresa si trova nella posizione o di dover intaccare il Patrimonio Netto o chiedere uno sforzo a soci/azionisti, a seconda della tipologia di forma giuridica adottata, per ricapitalizzare e non depauperare la solidità patrimoniale (il cui profilo si evince dallo Stato Patrimoniale che “fotografa” la solidità del patrimonio dell’impresa).

Una cosa importante da sapere è che il ciclo finanziario nella gestione è strettamente correlato a quello economico: ovvero, per esemplificare, la generazione di un ricavo dalla vendita di un prodotto finito o il sostenimento di un costo per la produzione, e, anzi, sovente lo anticipa; infatti, a livello contabile, se noi vendiamo un prodotto finito e otteniamo dei ricavi la registrazione che anticipa questo evento è l’insorgere di un credito verso un cliente che, al saldo del documento comprovante la vendita, ovvero una fattura, darà vita ad un flusso di cassa in entrata (denaro che entra sotto forma di contante, assegni, bonifici bancari e altre forme di pagamento note).

Analoga situazione si verifica nel pagamento di un costo, ad es. acquisto materie prime, con la nascita di un debito verso fornitore e un conseguente flusso di cassa in uscita.

Il pagamento, però non è mai immediato; la prassi commerciale consolidata vuole che si dilazioni o a 30 o a 60 o, recentemente, anche 90 giorni dall’emissione della fattura; in questo lasso di tempo però le aziende devono sostenere e far fronte comunque a tutti quei costi ciclici che caratterizzano l’attività imprenditoriale (ovvero spese per il personale, spese per il mantenimento e funzionamento degli impianti, locazione degli stessi se non di proprietà, etc,).

Da qui la necessità di attingere liquidità dalle forme di finanziamento tradizionali che il sistema creditizio mette a disposizione: scoperti in conto corrente per elasticità di cassa – aperture di credito – forfaiting e factoring – ovvero anticipo di liquidità su fatture che l’azienda deve riscuotere.

Tutto questo però ha un costo, in quanto anche le banche sono imprese e si fanno remunerare la loro attività con interessi, spese e oneri aggiuntivi, spesso molto cari.
In questo contesto suindicato l’incidenza degli insoluti è aumentata molto, esponendo l’impresa di fronte a rischio reputazionale ed economico molto elevato.

Qui si inserisce il ruolo che intende svolgere la nuova fintech Compensiamo, la quale ha un obbiettivo cardine alla base della sua mission; eliminare il più possibile il rischio di insoluto tramite una operazione di compensazione volontaria fra crediti e debiti di tipo multilaterale.

Grazie a quanto indicato dalle previsioni di legge a cui fa riferimento l’art. 1252 del codice civile, è possibile compensare debiti verso fornitori con crediti verso clienti; un algoritmo proprietario, sviluppato da Compensiamo stessa, mette in combinazione tutte le possibili connessioni fra crediti e debiti delle imprese aderenti eseguendo, dove gli stessi si incrociano, una o più compensazioni che estinguono le posizioni debitorie e creditorie con il vantaggio di non dover intaccare troppo la liquidità a disposizione, non incorrere in ripetuti insoluti con il rischio di divenire “cattivi pagatori”, e non essere costretti a stipulare con gli istituti di credito onerosi contratti di assicurazione per il rischio su credito, o ricorrere troppo al factoring (anticipo su fatture) anch’esso sì pratico, ma particolarmente oneroso.


Simone Alessandro Cassago
Responsabile Relazioni Esterne